Ci sono camminate che regalano panorami, e altre che raccontano storie. L’uscita di oggi ci ha donato entrambe le cose.
Partiti da Pozzolo, in dieci, con l’entusiasmo e l’armonia che contraddistinguono ormai il nostro gruppo, abbiamo imboccato sentieri che si snodano tra campi, prati e boschi sui colli che dominano la Val Liona. Il cielo leggermente velato ha reso la giornata particolarmente gradevole: una luce morbida accompagnava il cammino e la temperatura era semplicemente perfetta per godersi ogni passo senza fretta.
Salendo lungo gli antichi percorsi che attraversano queste colline, abbiamo incontrato una delle testimonianze più affascinanti della civiltà contadina dei Berici: i casotti di pietra del sentiero di San Germano.
Oggi appaiono quasi come misteriosi rifugi nascosti tra gli alberi, ma fino ai primi anni del Novecento erano parte integrante della vita quotidiana di queste colline. Allora il paesaggio era molto diverso da quello che vediamo oggi: gran parte dei versanti era coltivata, i boschi erano meno estesi e ogni appezzamento di terreno veniva sfruttato per ricavarne sostentamento.
I casotti, costruiti pazientemente a secco con le pietre raccolte nei campi, servivano come ricovero per contadini e pastori, deposito per gli attrezzi o riparo durante i temporali. Erano il simbolo di una vita dura, fatta di lavoro e di profondo legame con la terra.
Poi arrivò il cambiamento. Con l’abbandono progressivo delle campagne e il trasferimento di molte famiglie verso le città e le fabbriche, i campi vennero lasciati a sé stessi. Anno dopo anno il bosco riprese possesso delle colline, cancellando vigne, terrazzamenti e coltivazioni. Ma non riuscì a cancellare tutto. Tra gli alberi sono rimasti i casotti e gli antichi sentieri, come pagine di un libro di storia rimaste aperte nel cuore dei Berici.
Camminando in quei luoghi si ha quasi l’impressione di attraversare due epoche contemporaneamente: quella della natura che ha riconquistato il proprio spazio e quella degli uomini che per secoli hanno vissuto e lavorato su queste pendici.
Il momento più suggestivo della giornata è stato però l’arrivo alla Cava Strenghe.
Improvvisamente il bosco si apre e compare l’enorme ingresso scavato nella pietra bianca dei Colli Berici. Una presenza imponente, quasi monumentale, che lascia senza parole. Questa cava ha rappresentato per molti anni una preziosa risorsa per il territorio: da qui veniva estratta la pietra utilizzata nelle costruzioni rurali e negli edifici che ancora oggi caratterizzano molti paesi della zona.
Entrare nella cava significa entrare in un altro mondo. I rumori del bosco scompaiono, la luce si attenua e il silenzio diventa protagonista. E insieme al silenzio arriva anche il freddo. Se all’esterno la temperatura era ideale, all’interno della montagna l’aria era decisamente più fresca, tanto da sorprendere più di qualcuno. Una sensazione quasi irreale, che ha reso ancora più affascinante l’esplorazione di questo luogo straordinario.
Tra racconti, fotografie e momenti di meraviglia, il gruppo ha proseguito il cammino condividendo non solo il sentiero ma anche emozioni, curiosità e sorrisi. Dieci persone diverse unite dalla stessa passione per il movimento, la natura e la scoperta del territorio.
Quando siamo rientrati a Pozzolo, il percorso era terminato, ma restavano negli occhi e nel cuore le immagini della giornata: il verde dei boschi, i panorami sulla Val Liona, i casotti sopravvissuti al passare del tempo e l’oscura maestà della Cava Strenghe.
Perché certi sentieri non si limitano a portarci da un punto all’altro. Ci accompagnano dentro la storia di un territorio e ci ricordano che, tra le pietre lasciate dagli uomini e gli alberi cresciuti dopo di loro, il tempo continua a scrivere il suo racconto.























